Nel cuore della Chiesa, mia madre, io sarò l’amore”. In questa frase si racchiude la vita di Santa Teresa di Gesù Bambino. Una vita offerta per la conversione dei peccatori e per i missionari del Vangelo. Essere missionari significa entrare nel cuore della Chiesa, con l’amore. Papa Pio XI nel 1929 proclamò S. Teresa di Gesù Bambino patrona delle missioni.
Signore, la mia debolezza vi è conosciuta; ogni mattino decido di praticare l'umiltà e alla sera riconosco che ho commesso ancora molte colpe d'orgoglio; a questa costatazione sono tentata di scoraggiarmi ma, lo so, lo scoraggiamento è anche orgoglio. Io voglio, dunque, o mio Dio, fondare su voi solo la mia speranza... O Gesù, dolce e umile di cuore, rendete il mio cuore simile al vostro! Santa Teresa di Lisieux
È una pagina dura, inquietante, quella di oggi… Oggi Gesù ci ricorda con forza le condizioni per essere suoi discepoli. La fede non è un comodo rifugio, un nido sicuro in cui stare, un’oasi che ci protegge dalle brutture del mondo. La fede non può anestetizzare la vita, non è uno stato comatoso, né un funerale a cui partecipare, ma è qualcosa di dinamico, di vivo, di immenso. La fede non è valore penultimo: Gesù pretende di poter essere tutto, più degli affetti e degli amori che sono la cosa più preziosa che abbiamo… Non volgiamoci indietro, allora, smettiamola di rimpiangere un ipotetico passato in cui la fede e la Chiesa e i cristiani erano al centro dell’attenzione. Siamo divenuti piccolo gregge, e questa è la volontà del Signore perché con libertà, senza alcuna sicurezza se non il Vangelo, con creatività e dinamismo guardiamo avanti: a noi di far passare l’aratro! da Parola e Preghiera, Edizioni San Paolo, ottobre 2008
Signore, dammi la forza di maturare nel cammino di fede in te, soffrendo, facendo sacrifici, stringendo i denti. Dammi il coraggio di chiedere aiuto, se sento di non farcela, a te e alle persone che mi hai messo accanto. Aiutami però anche a gioire delle piccole cose e delle persone che amo e che mi amano. Fa' che io possa essere luce, un piccolo lumino per la mia famiglia. Infondimi pazienza e bontà. Aiutami a riscoprire l'essere tua figlia e la bellezza di essere chiamata per nome da te. da PG Treviso, Canta e cammina, Paoline
Al nostro disincantato mondo occidentale basato sulla scienza sperimentale manca, molto spesso, quello sguardo di stupore che contraddistingue invece le persone semplici e i bambini… parlare di angeli significa parlare di Dio, aprirsi alla fede nell’altrove, significa credere che non tutta la realtà si saurisce sotto le nostre dita.
Tra questi amici di Dio tre angeli rivestono un ruolo fondamentale: Michele, Raffaele e Gabriele, annunciatori, validi combattenti, discreti compagni di strada. Scomodiamoli nella nostra preghiera: Vuoi sapere cosa pensa Dio di te? Chiama in soccorso Gabriele, mille volte meglio della postacelere. ti senti depresso e non trovi cura al tuo malumore? È lì per te Raffaele – medicina di Dio – che ti guida come ha fatto discretamente con Tobia. Ti senti travolto dalla negatività e dalla parte oscura della vita? Michele è lì per te: carattere impetuoso e combattivo non vede l’ora di lottare e vincere. Ci sono amici, provate a invocarle, non ci deluderanno! da Parola e preghiera, Edizioni San paolo, settembre 2008
"... Fratello mio, te lo dico perché l’ho sperimentato sulla mia pelle: non cedere alla lusinga della tua presunta onnipotenza. È un delirio funesto che, alla lunga ti distrugge.
Io stesso, le frane più grosse nella mia vita pastorale, le ho combinate quando ho fatto assegnamento sul mio genio e sul mio dinamismo. Poi, forse un po’ tardi, mi sono accorto che avrei potuto investire meglio le mie risorse legandomi in cooperativa con Signore: Cosa che ho fatto subito.
E’ vero che questa nuova formula aziendale mi costringe a perdere parecchio tempo con il mio Socio per l’impostazione concordata del lavoro, per la collaborazione bilaterale dei progetti, per la verifica dell’attività e per la revisione contabile: però, a parte il piacere di godere dell’amicizia e della confidenza di questo partner davvero eccezionale, debbo dire che la fatica si dimezza e gli affari tornano: Parola di uomo!” Tonino Bello, Non c’è fedeltà senza rischio
La fisica Vandana Shiva, insieme ad altri scienziati ed ecologisti, ha dato vita alla Carta di Sassari, un documento su biodiversità, cibo, acqua, cambiamenti climatici e diritti umani da consegnare il prossimo luglio ai Grandi della terra.
Una proposta concreta per i Grandi del G8 che si riuniranno il prossimo anno alla Maddalena in Sardegna arriva da una donna avvolta in un sari giallo, la fisica indiana presidente della Commissione internazionale sul futuro del cibo e dell’agricoltura, Vandana Shiva.
La signora dell’altro mondo possibile ha partecipato insieme ad altri scienziati ed ecologisti provenienti da tutto il mondo ad un convegno organizzato dalla regione Sardegna e ha dato vita ad un Manifesto per la biodiversità, cibo, acqua, cambiamenti climatici e diritti umani, la Carta di Sassari. Un documento propositivo da consegnare ai signori del G8.
Stanca di Grandi che non decidono ( vedi news), Vandana Shiva afferma: “Non possiamo affrontare separatamente la questione del clima rispetto a quella dei diritti umani, dell’acqua, del cibo, dei sistemi di produzione e distribuzione della ricchezza. Sono questioni strettamente connesse tra loro”. Così nella Carta si riconoscono i diritti di piante, animali ed ecosistemi che devono esistere non dopo, ma accanto agli uomini. >>> cambonifem, settembre 2008
Nelle ultime settimane mi è capitato di offrire un po’ di tempo, di preghiere e qualche digiuno, per alcuni giovani che erano di fronte a scelte faticosenell’ambito del lavoro o dello studio. Lorenzo (i nomi non sono ovviamente quelli reali) ha frequentato per un anno una super mega università che, nell’immaginario collettivo, dà la certezza di diventare uno“special one”; ha trovato arrivismo, invidia, spirito di competizione spesso alimentato dai professori stessi, talvolta mediocrità nell’insegnamento, solitudine, unitamente alla difficoltà di studiare in un’altra città; ha rischiato la depressione; ora ha deciso, con grande sofferenza, di continuare a studiare ma di tornare a casa. Lucia due anni fa aveva accettato di trasferirsi a lavorare in Svezia, convinta da uno stipendio quasi doppio ed un profilo professionale più interessante; aveva lasciato amicizie, famiglia, impegno di servizio con gli adolescenti; aveva dovuto fare anche scelte affettive dolorose. Ora è delusa, svuotata; ha deciso di tornare indietro. Francesco e Giovanna si sono sposati; lavorano in due città diverse; lui con fatica sta decidendo di chiedere un trasferimento anche con minori prospettive future. Elena è disperata; ha tentato per la seconda volta il test di ingresso alla facoltà di medicina è non è riuscita ad entrare; piange, non sa cosa fare, vuole mollare lo studio. Marco e Sofia hanno deciso di vivere con un solo stipendio; lui ha un buon lavoro, lei preferisce seguire le sue due bambine. Anche Marcello ha cambiato lavoro: non ne poteva più di continuare a girare per l’Italia, guadagnare un sacco di soldi ma vivere in un perenne stato di tensione con Anna e i loro due figli, le persone a cui ha donato la vita. Mi vengono in mente le parole che il santo Padre ha rivolto alcune settimane fa ai giovani di Cagliari: non lasciatevi attrarre dagli idoli del successo e del denaro: non è quella la strada verso la felicità; il lavoro, l’economia, la politica hanno bisogno del Vangelo. Sono discorsi difficili, me ne rendo conto. Accompagnare i fratelli e le sorelle in queste scelte, pregare e soffrire con loro, cercare con loro la presenza di Gesù in questi momenti mi ha fatto sentire ministro dell’Amore di Dio. E’ bello rendersi disponibili con i giovani e i meno giovani per invocare lo Spirito Santo e scoprire insieme la volontà di Dio; è questo, in fondo, lo stile di Gesù che si è calato nella nostra vita, si è incarnato nei nostri problemi, ha camminato con noi; la sua Provvidenza non fa mai sciopero, non fa preferenze, non licenzia mai, è fedele. Sono preoccupato per Umberto che in modo eccessivamente entusiasta mi ha detto che, dopo la laurea breve, gli è stato proposto un master, molto costoso, di due anni in cui starà 6 mesi negli Stati Uniti, 6 mesi in Nuova Zelanda, 6 a Cape Town e 6 a Londra. E’ fragile, lo conosco bene. Vi chiedo una preghiera per lui e per tanti giovani che rischiano di essere ingannati dagli idoli. don Nicolò Anselmi
Paolo, prima della conversione, non era stato un uomo lontano da Dio e dalla sua Legge. Al contrario, era un osservate, con una osservanza fedele fino al fanatismo.
Nella luce dell’incontro con Cristo… capì che un nuovo orientamento della sua vita era assolutamente necessario. E questo nuovo orientamento lo troviamo espresso nelle sue parole: “Questa vita che io vivo nella carne io la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me” (Gal 2,20)… Da una parte la fede deve mantenerci in un costante atteggiamento di umiltà di fronte a Dio, anzi di adorazione e di lode nei suoi confronti. Infatti, ciò che noi siamo in quanto cristiani lo dobbiamo soltanto a Lui e alla sua grazia… Dall’altra parte, la nostra radicale appartenenza a Cristo e il fatto che “siamo in Lui” deve infonderci un atteggiamento di totale fiducia e di immensa gioia.
Paolo di Tarso, La centralità di Gesù Cristo. Brano tratto dalla catechesi di Benedetto XVI (8 novembre 2006)
In questo periodo storico, il Vangelo ci invita ad amare e a dirlo attraverso la nostra esistenza. E' la nostra vita che, prima di tutto, rende credibile la fede intorno a noi. Ciò è vero anche nel mistero di comunione che è il corpo di Cristo, la sua Chiesa. Una credibilità spesso perduta può rinascere, quando la Chiesa vive la fiducia, il perdono, la compassione, e accoglie nella gioia e nella semplicità. Allora riesce a trasmettere una speranza viva. Frère Roger Schutz, Dio non può che amare, Lettera di Taizè 2003
Quando nel mondo tutto è sporcizia tutto è volgarità, quando ogni sogno viene soffocato e gli uomini sono soddisfatti di possedere, allora a te grido, Signore. Chi altro ascolterà?
Quando smarrito giro attorno ai miei fallimenti, quando il cuore si fa pietra e più non basta la vanità, allora a te grido, Signore. Chi altro mi solleverà?
Non è possibile che per sempre tu resti indifferente: gli uomini sono opera delle tue mani e tu permetterai che si infanghino?
Non è possibile che per sempre tu resti impassibile: sono la tua immagine, e tu permetterai che io vada in frantumi?
Mi hanno detto che tu perdoni le offese, che tu guarisci ogni malattia, strappi la vita alla morte, sei tenerezza e circondi d’amore chi ti prega. Allora io grido verso di te… C. Singer, Pregare, Paoline
Oggi essere luce è difficile e, spesso, la lampada della fede è coperta dal vaso della nostra tiepidezza. Finchè restiamo in ambito cristiano, in oratorio, o con amici dopo a Messa è relativamente semplice essere discepoli, professare le proprie convinzioni, condividere le proprie scelte… ma appena usciti dal recinto sicuro delle nostre comunità, ecco che le cose si complicano. È difficile essere cristiani in ufficio, quasi impossibile in università o nello sport. Appena si inizia una qualsiasi discussione o si affronta un tema si viene aggrediti da un certo anticlericalismo. No, non è facile essere cristiani, ci si rende ridicoli, si perde anche la faccia. Finchè la fede resta rilegata negli atteggiamenti e nelle buone intenzioni di qualche vecchia devozione, passi, ma se la fede vuole illuminare la vita e la storia iniziano i malumori. Pensiamo al Papa: se difende la vita è di destra, se difende la pace è di sinistra e invece lui sta semplicemente con il Vangelo, che non è né di destra, né di sinistra e neanche al centro. Animo, oggi siamo chiamati ad essere luce, a testimoniare il Signore, senza fanatami ma con fermezza e trasparenza evangelica, a metterlo sul lucerniere, il Cristo che ci ha cambiato la vita. da Parola e preghiera, Edizioni san Paolo, settembre 2008
“Abbiamo bisogno di essere di luce, giovani, anziano e adulti: Immagina se ognuno cercasse nell’altro soltanto quello che c’è di meglio: il mondo sarebbe un paradiso! Quando vedo i miei volponi, rovinati, violenti, carichi di odio, ladri, mendaci, viziosi, cerco sempre di scoprire la loro parte di cristallo,la più bella, e dico loro: “Hai questo di meraviglioso, amico mio. D’accordo, sei come una cambiale, sei un rompiscatole, sei un ladro, sei vizioso, sei bugiardo, ma hai questo di splendido in te”.
Nella vita eterna vivremo la pienezza dell’amore assoluto. Io non vedo l’ora. Non è che abbia voglia di lasciare questo mondo, ma sono ansioso di vedere l’altro lato, perché voglio vivere e donare l’amore di Dio che sento in me.
Cerca sempre in una persona, la sua parte migliore, perché è una bella avventura. In questo modo, senza accorgertene, renderai l’altro migliore. Cerca la sua parte di cristallo!” Guy Gilbert, Il grido dei giovani
Come seme fecondo la Tua Parola, o Signore, cade nel nostro cuore e senza misura Tu la nascondi nel terreno della nostra vita. Non sia dimenticata lungo la strada, non trovi la pietra nel nostro cuore, non sia soffocata da inutili pensieri: Possa germogliare secondo la misura che ci hai dato e rendere la nostra vita ricca di frutti. Amen da Parola e preghiera, edizioni san Paolo, settembre 2008
Gesù, che cosa è questa curiosità che ci agita dentro? Sapere, conoscere, scoprire, capire…
Perché non siamo comen le pietre, sempre immobili e serene? Come il fiume che scorre senza interessarsi di conoscere ciò che lo circonda?
Gesù. Gesù, perché questi desideri che ardono dentro? Niente ci basta mai, e ogni traguardo è sempre un’altra partenza.
Perché non siamo come i giorni e le stagioni sempre con lo stesso ritmo e le stesse leggi? Perché questo cuore sempre alla ricerca di sentimenti e di affetti che non lo riempiono mai?
Gesù tu hai detto di venire a te quando siamo affaticati e stanchi: Noi non siamo affaticati e stanchi, siamo soltanto inquieti, sempre inquieti. Però veniamo ugualmente a te sicuri che il tuo invito vale anche per noi, perché anche tu sei stato giovane come noi. Tonino Lasconi, Amico Dio, Paoline
Signore aiutami ad essere per tutti un amico, che attende senza stancarsi, che accoglie con bontà, che dà con amore; che ascolta senza fatica, che ringrazia con gioia. Un amico che si è sempre certi di trovare quando se ne ha bisogno. Aiutami a essere una presenza sicura, a cui ci si può rivolgere quando lo si desidera; ad offrire un amicizia riposante, ad irradiare una pace gioiosa, la tua pace, o Signore. Fa’ che sia disponibile e accogliente soprattutto verso i più deboli e indifesi. Così senza compiere opere straordinarie, io potrò aiutare gli altri a sentirti più vicino, Signore della tenerezza.
Signore, Dio della vita, rimuovi le pietre dei nostri egoismi, la pietra che soffoca la speranza, la pietra che schiaccia gli entusiasmi, la pietra che chiude il cuore al perdono. Risuscita in noi la gioia, la voglia di vivere, il desiderio di sognare. Facci persone di resurrezione che non si lasciano fiaccare dalla morte, ma riservano sempre un germe di vita in cui credere. Il Vangelo di Jonathan
Gesù ha perfettamente ragione: troppe volte ci comportiamo come bambini capricciosi! Forse non abbiamo capito il suo invito ad essere come fanciulli: Gesù non intendeva certo invitarci a diventare infantili! Il tema è questo: su sei miliardi di persone almeno sei miliardi hanno qualcosa di cui lamentarsi riguardo a Dio e al suo operato, questo non funziona, quest’altro non va bene. Molti sono convinti che, al posto di Dio farebbero decisamente meglio il suo lavoro… Mi imamgino sempre Dio intento a segnare su un taccuino le mille richieste che ogni secondo gli giungono dalla terra, come se fosse una specie di cameriere imbranato che annota gli ordinativi! La nostra insoddisfazione può essere un lamento improprio, magari perché non vediamo realizzato qualche nostro desidero. Gesù ci ammonisce a vedere al di là della nostra (piccola) soddisfazione, a guardare in grande, a saper cogliere nel quotidiano i tanti segni della presenza e della sapienza di Dio. Dio sa quel che fa e se anche ci sono delle cose che ci risultano incomprensibili, sappiamo che il Regno di Dio avanza… Allora, riconosciamo le opere grandiose che Dio compie. da Parola e preghiera, Edizioni San Paolo, settembre 2008
Padre, tu non sei un Dio frenetico: non ti lasci prendere dall’agitazione di chi è in perenne lotta con il tempo. Regala qualche sosta al tuo popolo perché si fermi sotto la tua “nube” per riassaporare, nella gratitudine, la freschezza della tua ombra e ritrovare l’agilità di un buon passo sulla strada che ancora ci resta da fare. Nella tua tenerezza, tu non sei avaro di ristoro e di pace per quanti ami. Quando ci fermiamo per pigrizia, per incapacità o per colpa, la tua nube sosti nel nostro capo e resti con noi finché ci rialziamo di nuovo. Mandaci la brezza leggera dello Spirito, che offre suggerimenti interiori produce mentalità senza ricorrere alla forza e spingere al cambio senza creare traumi. Tonino Bello
Tendere le braccia è sempre un tentativo di riavvicinamento. Per mettere Dio nel cuore del mondo, per portare il Cristo in mezzo agli uomini, nostri fratelli, non abbiamo che un solo mezzo povero e umile: le nostre mani e i nostri occhi, le nostre parole e il nostro spirito. Pieni di amore a immagine di Cristo.
Le braccia spalancate, non mi resta niente. Così quale sono a te mi consegno, totalmente abbandonato a te, Signore.
Le braccia spalancate, come un prigioniero perquisito, impossibile nascondere qualcosa. Dov’è la mia potenza? Dove le messe in scena? Il mio cuore è nudo.
Le braccia spalancate, largamente, in tutta la mia apertura, più nulla ha importanza, Signore, se non lasciarmi invadere dalla tua presenza! Charles Singer
A volte, quando amiamo, la parola è povera; quando piangiamo la parola è inutile.
A volte, quando straripa la gioia, la parola è miserabile. Bisognerebbe danzare.
A volte, quando gridiamo, la parola è debole; quando preghiamo la parola abortisce. A volte, la parola è muta. Non riesce a dire.
Ma i gesti, il corpo... Essi mettono in piena luce l'amore e l'odio, il furore e i segreti desideri. Rivelano la pienezza di ciò che ci abita, in silenzio.
Attraverso il mio corpo e i miei gesti il mio essere è gridato sopra i tetti. C. Singer, Pregare, Paoline