Signore Gesù, Paolo ci insegna che tu sei la roccia incrollabile su cui poggia la nostra fede, sei la fonte inesauribile di carità che ci unisce nell’amore. Allontana dai nostri cuori le paure che ci impediscono di accoglierci tutti, anche se diversi. Donaci una totale fiducia nell’aiuto della tua grazia, perché possiamo essere fedeli testimoni della tua Parola, che ci illumina e ci salva e ci chiama a vivere tutti come fratelli e figli. Amen. (M. A. Q.)
Spero nel Signore Gesù di mandarvi presto Timòteo, per essere anch’io confortato nel ricevere vostre notizie. Infatti, non ho nessuno che condivida come lui i miei sentimenti e prenda sinceramente a cuore ciò che vi riguarda: tutti in realtà cercano i propri interessi, non quelli di Gesù Cristo. Voi conoscete la buona prova da lui data, poiché ha servito il Vangelo insieme con me, come un figlio con il padre. Spero quindi di mandarvelo presto, appena avrò visto chiaro nella mia situazione. Ma ho la convinzione nel Signore che presto verrò anch’io di persona. Ho creduto necessario mandarvi Epafrodìto, fratello mio, mio compagno di lavoro e di lotta e vostro inviato per aiutarmi nelle mie necessità. Aveva grande desiderio di rivedere voi tutti e si preoccupava perché eravate a conoscenza della sua malattia. È stato grave, infatti, e vicino alla morte. Ma Dio ha avuto misericordia di lui, e non di lui solo ma anche di me, perché non avessi dolore su dolore. Lo mando quindi con tanta premura, perché vi rallegriate al vederlo di nuovo e io non sia più preoccupato. Accoglietelo dunque nel Signore con piena gioia e abbiate grande stima verso persone come lui, perché ha sfiorato la morte per la causa di Cristo, rischiando la vita, per supplire a ciò che mancava al vostro servizio verso di me.
Se dunque c’è qualche consolazione in Cristo, se c’è qualche conforto, frutto della carità, se c’è qualche comunione di spirito, se ci sono sentimenti di amore e di compassione, rendete piena la mia gioia con un medesimo sentire e con la stessa carità, rimanendo unanimi e concordi. Non fate nulla per rivalità o vanagloria, ma ciascuno di voi, con tutta umiltà, consideri gli altri superiori a se stesso. Ciascuno non cerchi l’interesse proprio, ma anche quello degli altri.
Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù: egli, pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini. Dall’aspetto riconosciuto come uomo, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce. Per questo Dio lo esaltò e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome, perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra, e ogni lingua proclami: «Gesù Cristo è Signore!», a gloria di Dio Padre. Quindi, miei cari, voi che siete stati sempre obbedienti, non solo quando ero presente ma molto più ora che sono lontano, dedicatevi alla vostra salvezza con rispetto e timore. È Dio infatti che suscita in voi il volere e l’operare secondo il suo disegno d’amore. Fate tutto senza mormorare e senza esitare, per essere irreprensibili e puri, figli di Dio innocenti in mezzo a una generazione malvagia e perversa. In mezzo a loro voi risplendete come astri nel mondo, tenendo salda la parola di vita. Così nel giorno di Cristo io potrò vantarmi di non aver corso invano, né invano aver faticato. Ma, anche se io devo essere versato sul sacrificio e sull’offerta della vostra fede, sono contento e ne godo con tutti voi. Allo stesso modo anche voi godetene e rallegratevi con me.
Alcuni, è vero, predicano Cristo anche per invidia e spirito di contesa, ma altri con buoni sentimenti. Questi lo fanno per amore, sapendo che io sono stato incaricato della difesa del Vangelo; quelli invece predicano Cristo con spirito di rivalità, con intenzioni non rette, pensando di accrescere dolore alle mie catene. Ma questo che importa? Purché in ogni maniera, per convenienza o per sincerità, Cristo venga annunciato, io me ne rallegro e continuerò a rallegrarmene. So infatti che questo servirà alla mia salvezza, grazie alla vostra preghiera e all’aiuto dello Spirito di Gesù Cristo, secondo la mia ardente attesa e la speranza che in nulla rimarrò deluso; anzi nella piena fiducia che, come sempre, anche ora Cristo sarà glorificato nel mio corpo, sia che io viva sia che io muoia. Per me infatti il vivere è Cristo e il morire un guadagno. Ma se il vivere nel corpo significa lavorare con frutto, non so davvero che cosa scegliere. Sono stretto infatti fra queste due cose: ho il desiderio di lasciare questa vita per essere con Cristo, il che sarebbe assai meglio; ma per voi è più necessario che io rimanga nel corpo. Persuaso di questo, so che rimarrò e continuerò a rimanere in mezzo a tutti voi per il progresso e la gioia della vostra fede, affinché il vostro vanto nei miei riguardi cresca sempre più in Cristo Gesù, con il mio ritorno fra voi. Comportatevi dunque in modo degno del vangelo di Cristo perché, sia che io venga e vi veda, sia che io rimanga lontano, abbia notizie di voi: che state saldi in un solo spirito e che combattete unanimi per la fede del Vangelo, senza lasciarvi intimidire in nulla dagli avversari. Questo per loro è segno di perdizione, per voi invece di salvezza, e ciò da parte di Dio. Perché, riguardo a Cristo, a voi è stata data la grazia non solo di credere in lui, ma anche di soffrire per lui, sostenendo la stessa lotta che mi avete visto sostenere e sapete che sostengo anche ora.
Desidero condividere con gli amici dello spaces “Bella Notizia”, e non solo… un itinerario di lettura delle Lettere di san Paolo, che iniziando da questo primo giorno di Quaresima ci accompagni fino alla conclusione dell’Anno Paolino. Che ve ne pare?
In questo cammino che scelgo di fare insieme a voi, amici e non del blog, seguo i criteri che ci suggerisce Mons. Carlo Ghidelli nel suo testo“Un anno con San Paolo”. Si tratta di dieci passi da compiere insieme, quasi in cordata: è un'ottima occasione per testimoniare il nostro amore alla parola di Dio scritta e il nostro impegno di voler crescere insieme come cristiani e come comunità di fede.
»»» Partecipiamo scrivendo una nostra brevissima risonanza della Parola: una frase, una parola della lettera che ci ha colpito, un piccolo commento.
Si parte
Prima Tappa:Lettera ai Filippesi Partiamo da questa lettera perché in parte è autobiografica e in parte prelude a molti temi delle altre Lettere. La si legge con una certa facilità e la si può gustare con una lettura pacata e lineare.
Filippesi 1,1-14 Paolo e Timòteo, servi di Cristo Gesù, a tutti i santi in Cristo Gesù che sono a Filippi, con i vescovi e i diaconi: grazia a voi e pace da Dio, Padre nostro, e dal Signore Gesù Cristo. Rendo grazie al mio Dio ogni volta che mi ricordo di voi. Sempre, quando prego per tutti voi, lo faccio con gioia a motivo della vostra cooperazione per il Vangelo, dal primo giorno fino al presente. Sono persuaso che colui il quale ha iniziato in voi quest’opera buona, la porterà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù. È giusto, del resto, che io provi questi sentimenti per tutti voi, perché vi porto nel cuore, sia quando sono in prigionia, sia quando difendo e confermo il Vangelo, voi che con me siete tutti partecipi della grazia. Infatti Dio mi è testimone del vivo desiderio che nutro per tutti voi nell’amore di Cristo Gesù. E perciò prego che la vostra carità cresca sempre più in conoscenza e in pieno discernimento, perché possiate distinguere ciò che è meglio ed essere integri e irreprensibili per il giorno di Cristo, ricolmi di quel frutto di giustizia che si ottiene per mezzo di Gesù Cristo, a gloria e lode di Dio. Desidero che sappiate, fratelli, come le mie vicende si siano volte piuttosto per il progresso del Vangelo, al punto che, in tutto il palazzo del pretorio e dovunque, si sa che io sono prigioniero per Cristo. In tal modo la maggior parte dei fratelli nel Signore, incoraggiati dalle mie catene, ancor più ardiscono annunciare senza timore la Parola.
Il contesto sociale in cui viviamo appare sempre meno contrassegnato dalla cristianità. E’ diminuita drasticamente la pratica cristiana da parte di quanti la vivevano per abitudine, per obbligo. Di questo non ci resta che rallegrarci. Ora ognuno può rispondere, con piena consapevolezza e libero da qualsiasi tipo di condizionamento, all’istanza di conversione che la Chiesa richiama ogni anno nel tempo forte diQuaresima. Un’opportunità rivolta a quanti, nell’oggi della storia e in una società altamente secolarizzata, desiderano vivere una vita cristiana adulta, ricca di valori, coerente con la professione di fede che proclamano. Per questi cristiani la Quaresima, tempo strutturato dalla Chiesa primitiva fin dal IV secolo, si presenta come una sosta nel vivere quotidiano per scoprire quanto, durante il cammino, il fascino di tante sirene hanno allontanato da Dio e reso sterile la novità del Vangelo, e ritornare ad abbeverarsi alle sorgenti della vita nuova ricevuta con il battesimo.
Che stridore, amici, che stridore! Gesù è appena sceso dal Tabor, ha appena guarito il ragazzo che gli apostoli, tontolonì, non sono riusciti a guarire e parla della propria morte. Gesù vede che le cose stanno prendendo una bruttissima piega, il suo progetto di salvezza si sta arenando sulle secche della diffidenza e l'aperta opposizione dei farisei. Che fare? Le parole, i miracoli, la predicazione non sono serviti. Intorno a sé Gesù vede crescere l’ostilità. E Gesù, in un momento di profonda commozione e di comprensibile sofferenza proclama: egli è disposto a continuare anche se dovesse morire a causa dell'annuncio! E gli apostoli di che parlano? Di chi farà il primo ministro dell'ormai imminente Regno del Messia... Tragica idiozia di noi uomini! Incredibile povertà dei discepoli! Non hanno capito nulla, sono lontanissimi anche solo dall’immaginare ciò che sta per accadere! E Gesù che fa? Si mette da parte, non guarda al proprio dolore e ancora insegna ai suoi attardati compagni: fra voi non sia così, guardate la disarmante semplicità dei bambini. Quando anche nella Chiesa non capiamo il valore immenso del servizio e dell'umiltà, meditiamo profondamente la pagina dell'incomprensione di Dio… da Parola e preghiera, Edizione san Poalo, febbraio 2009
Gesù, sono ancora qui, ancora una volta a messa. Un’altra settimana è passata.
Nel gioco, al lavoro, a casa, mi sono presto stancato di celebrare la messa: di fare comunione, di diventare pane spezzato per gli altri. Ho stretto le mani a pugno e ho tenuto gelosamente per me quello che ho ritenuto fosse mio.
Gesù, sono ancora qui. E un po’ mi vergogno.
Avevo accolto la tua Parola con gioia, ma poi mi sono lasciato convincere da tante altre parole diverse dalle tue.
Esse urlano, mannaggia, tu, invece, Gesù, parli così piano…
Ora sono ancora qui, a messa, Gesù. Domenica scorsa, uscii di chiesa con il cuore pieno di buoni propositi. Volevo anch’io vivere come te. Ma l’egoismo è tornato a vincermi e ho ricominciato a risparmiarmi.
Gesù, io, però, sono ancora qui, pieno di difetti, ma in cerca di amore.
Ti prego, ancora una volta: donami la forza di ricominciare. So che tu dai sempre un’altra possibilità. Parlami ancora, e i miei orecchi impareranno a non dimenticarti. Tonino Lasconi, Amico Dio, Paoline
Il più grande cambiamento che i discepoli devono fare è passare dalla visione di Messia glorioso e vittorioso a uno disposto a perdere tutto, anche la gloria e la vittoria, pur di manifestare il vero volto di Dio. Per Pietro è già stata una fatica immensa superare i propri (sani) pregiudizi per affermare che un Messia poteva anche avere il volto umano di un falegname di Galilea. E appena Pietro riesce a cogliere questo aspetto sconcertante e riceve l’incarico do conservare questa intuizione, ecco che deve fare un altro salto mortale: sì, Gesù è il Messia atteso, ma è anche il Messia sofferente. Essere discepoli di un Do che muore per amore, che rinuncia alla gloria per amore, che invece di dire “amatemi”, comanda: “amatevi!” è impegnativo! Ne sono capace? Non lo so. È così esigente accogliere il cristianesimo per quello che è, andare all’essenziale, scoprirne i tratti più profondi… da Parola e Preghiera, Edizioni san Paolo, febbraio 2009
Signore Gesù, davanti alle ingiustizie del mondo e dell’ambiente in cui vivo sono spesso portato a puntare il dito contro coloro che le causano. Ma guardandomi dentro con sincerità vedo che l’ingiustizia abita anche nel mio cuore. Nella vita di ogni giorno anch’io, senza rendermene conto, mi rendo complice di piccoli atti di ingiustizia, di azioni poco oneste e trasparenti. La tentazione di adeguarmi alla mentalità comune a volte è troppo forte, perché remare controcorrente richiede un prezzo troppo alto.
Aiutami a guardare in alto perché giustizia non può essere costruita solo con mani d’uomo: Tu hai dato la tua vita per tutti morendo su una croce e così ci hai resi giusti: Fammi capire che questa è la via per costruire la vera giustizia e aiutami a percorrerla con coraggio. Amen. Pino Fanelli, Felicità con le ali, Paoline 2008
Troppe volte ti domandiamo segni, Signore e te li chiediamo perché facciamo fatica a rischiare nella fede. Abbiamo paura di affidarci e chiediamo certezze. Tu ci dai un segno, sì, ma è quello del tuo amore e solo quando ci abbandoniamo a te, lo scopriamo sempre presente nella nostra vita. Signore, aumenta la nostra fede. Amen! da Parola e preghiera, Edizione san Paolo, Febbraio 2009
L'uomo ha un bisogno estremo di sapere se merita nascere, vivere, lottare, soffrire e morire... Se c'è un perchè che giustifichi la sua esistenza terrena. Questa resta dumque la questione essenziale: dare un senso all'uomo alle sue scelte, alla sua vita, alla sua storia. Giovanni Paolo II
Due. Sono due. L’uomo e la donna, caricati dell’amore del mondo. Diffidate: vi si predicherà la prudenza, vi si predirà l’usura, il conflitto quotidiano, il fuoco di paglia, la passione spenta, e, alla fine, la stanchezza che si dovrà sopportare per dovere per contratto per buona volontà per il prete per la società per…
Non ascoltateli… Se siete vigilanti nulla potrà spegnere l’amore, Né le grandi acque, né i conflitti, né il tempo.
Quelli, prevedono il vostro scacco perché vivono nell’aridità.
Non ascoltateli… Stringetevi l’uno all’altro lungo tutti i giorni, parlate, confidatevi, cercate, lottate, accarezzatevi: i vostri corpi sono belli, li attraversa la luce della vostra anima e i vostri baci sono le bruciature del cuore.
Amatevi… Voi siete lo splendore del suo amore. C.Singer, Pregare, Paoline
Gesù, tu ci vuoi uniti e amici, e noi vorremmo esserlo perché è bello: Però al dunque, non facciamo altro che dividerci e alzare barriere. Strade private, zone proibite, parcheggi riservati, rete metalliche, recinti, muri con vetri di bottiglie, antifurti, telecamere, cartelli di divieto, di occupato o prenotato…
Sembra che in realtà, al contrario di ciò che hai detto tu, l’unico modo per convivere senza litigare e farci del male sia quello di vivere separati.
Ma questo non può essrer vero! Tu ci hai chiesto di volerci bene, di vivere come fratelli e sorelle. Perciò quando alziamo i muri vuol dire che qualcosa no funziona.
Ma cos’è Gesù? Aiutaci a scoprirlo, e a metterlo in pratica. Tonino Lasconi, Amico Dio, Paoline 2007
Semplici dinanzi al Signore consapevoli delle nostre fragilità, bussiamo e cerchiamo. Qualcuno chiede la salute del corpo, qualche altro la salute interiore: ciascuno di noi domanda, secondo le proprie tesi e le situazioni della vita. Ma siamo invitati a chiedere nella preghiera umile e silenziosa, quella sapienza del cuore, capace di illuminare e orientare ogni comportamento umano. Se imparassimo a cercare quotidianamente la sapienza! Eppure chi la desidera la ottiene: è un dono che Dio elargisce senza misura.
La sapienza è la via provvidenziale del cuore per discernere cattiveria e benevolenza, malvagità e santità. A chi chiede la sapienza tutto è dato in abbondanza, perché l’opera della saggezza divina, plasma in docilità, in povertà, e in responsabilità, riducendo orgoglio e astuzia, arrivismo e protesta.
Solo alla scuola del Sapiente ottieni la felicità che attendi. Il sapiente nel cuore gusta l’essenziale, è affascinato dal sorprendente, è caricato dal brivido di avere trovato la perla che nella sua preziosità colora l’esistenza di gioiosa novità. La sapienza del cuore scoppia quando ti lasci incanta da Gesù, il vivente che si manifesta, ti parla, è con te, fedele alle promesse.
Ho incontrato il Signore, tesoro insostituibile della mia vita: questa è la forte motivazione che giustifica il lasciar tutto e qualifica l’esperienza cristiana con la sua dimensione di misericordia e di liberazione. Enzo Pelvi, … in ascolto del cuore, Paoline
Se davanti a te, Signore, io mi inchino, se mi curvo, se mi inginocchio, se mi piego, se mi prostro, se abbasso la mia statura, se mi avvicino alla terra, se nello spazio diminuisco il mio posto non è a motivo di antichi terrori.
È semplicemente perché tu sei Dio e la vita viene da te. è unicamente perché io sono un uomo e davanti a te sempre resterò stupito.
Certuni gridano alla idolatria. Io mi inchino davanti all’amore soprattutto quando è senza misura… C. Singer, Pregare, Paoline
La gente è stupita della predicazione di Gesù, ma anche della sua attività; egli consacra la sua vita all’amore, al dono di sé. In tempi come i nostri, avari di gratuità, monetizzati e frenetici, stupisce ancora l’attivismo del Nazareno che passa il suo tempo a predicare la Parola e a porre gesti di salvezza. Però, attenzione, i miracoli di Gesù sono pochi e limitati. Gesù(!) chiede ai guariti di tacere. Gesù non vuole troppa pubblicità intorno ai suoi miracoli. Gesù non ama l’eccessiva popolarità perché sa che nasconde un’euforia ingannevole. Come fa Gesù a vivere sereno in questo delirio? La preghiera è il suo segreto. È il prolungato e notturno colloquio col Padre che gli dona la forza di farsi carico di tutta la sofferenza che lo circonda, di affrontare le incomprensioni e le fatiche della sua vita apostolica… da Parola e preghiera, Edizione san Paolo, febbraio 2009
Tu guardi con occhi di compassione l'umanità sfinita, Signore Gesù, Eppure non allontani il tuo sguardo dal volto del Padre. Insegna anche a noi questo unico sguardo di misericordia e di preghiera, perchè, nello stesso tempo, possiamo sempre essere con te in disparte e con te inmezzo ai fratelli. Amen