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29 noviembre

Avvento 2008 - 1 Settimana - Anno B


Avvento 2008 - 1a settimana

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Alcuni suggerimenti:
>> dei sussidi per la pastorale e per la preghiera

28 noviembre

Sono un tassello di te


puzzlePadre,
tu ci hai creati a tua immagine, 
ma tu sei così grande
che ognuno di noi
è soltanto una piccola parte di te,
un tassellino
di un immenso mosaico.
È immagine tua la mia vicina
con i suoi grandi occhi profondi
e la sua voglia di migliorare ogni giorno.
Lo è il mio compagno di squadra,
con la sua agilità e la sua forza.

Lo sono io con la mia incapacità
di dire no a chi mi chiede un favore.
Lo è mio padre con la sua pazienza
e mia madre con la sua generosità.
Lo è mio nonno che da anni è malato,
ma dà serenità e coraggio a tutti noi.

Ognuno di noi fa scoprire qualcosa di Te.
Tutti insieme, piccoli e grandi,
maschi e femmine, bianchi e neri,
con il meglio che tu hai posto in noi
possiamo farti vedere e farti sentire parlare.

Padre,fa che tutti gli uomini e le donne
siano un tassello di te.

E che non manchi il mio tassello!
Tonino Lasconi, Amico Dio, Paoline

27 noviembre

Una parola


paroleC’è una parola che costruisce
e una che demolisce,
una parola che diffonde luce e calore,
un’altra che semina gelo,
una che infonde fiducia
e restituisce l’individuo a se stesso
e alla speranza,
un’altra che lo spegne.
Una parola per la quale
tutto comincia o ricomincia
– lo sanno bene gli innamorati –,
un’altra per cui tutto finisce
e lascia di sé il silenzio.
Si potrebbe dire
che la storia di ognuno di noi è,
in massima parte,
la storia delle parole
che ci sono state dette,
e di quelle attese invano.
(Giuseppe Colombero)
In Se vuoi n. 5 - 2008

25 noviembre

A tutti coloro che hanno sete


poveri[1] A tutti quelli che hanno sete
di giustizia e d'amore,
di perdono e di pace,
invia, Signore Gesù,
coloro che lavoreranno all'edificazione
di un mondo più capace di amore.

Ai più desiderati e abbandonati
invia, nella tua bontà,
coloro che allevieranno le miserie di tutti,
e manifesteranno la compassione divina.

A tutti quelli che hanno fame,
soprattutto ai bramosi di vita spirituale,
invia con larghezza coloro
che dispenseranno il pane eucaristico,
la tua vita in nutrimento.

A tutti quelli che la prova opprime o sconcerta
invia il conforto, la luce della tua croce,
tramite coloro che unisci, nella consacrazione,
al dramma redentore.

A quelli che l'illusione conduce su vie sbagliate,
affrettati ad inviare coloro
che insegneranno la strada della felicità
e saranno i testimoni delle tue beatitudini.
Jean Galot

23 noviembre

La Bibbia:

un dono da partecipare e condividere con quanti sono alla ricerca della pienezza della vita e di ragioni per vivere.
Ma si può donare ciò che non si conosce?
22 noviembre

Benedetto… da un villaggio all’altro

Il coraggio dell’avventura

sentiero[1] Guidavamo adagio nell’erba alta della savana del Sud Sudan quando d’improvviso incontrammo Benedetto. Si stava recando in un villaggio per ricordare ai cristiani che il giorno seguente ci sarebbe stata la Messa.
Fu in quella occasione che mi venne raccontata la sua storia.
Nel 1962, quando vennero espulsi i missionari dal Sudan, al giovane catechista Benedetto fu chiesto di aiutare i cristiani a restare fedeli al Vangelo. Da allora, Benedetto ha continuato a camminare da un villaggio all’altro del Kordofan meridionale, tra i monti Nuba, a pregare con la gente, a istruire i bambini e a tenere accesa la lampada della fede.
Nessun compenso, nessuna nozione sulla missione, o sulla vocazione dei laici nella Chiesa. Tutto quello che Benedetto sa insegnare sono alcune preghiere,oltre al catechismo che ha imparato a memoria. fa altro che rispondere con generosità alla chiamata missionaria. Ma ciò che è singolare nella storia di Benedetto è che è cieco dalla nascita, e che continua percorrere da solo, con l’aiuto di un bastone, i 60 Km di sentieri montagnosi della regione.
Quando l’ho rivisto, il giorno dopo, alla Messa, gli ho chiesto con quale coraggio egli si avventura da solo per le strade pericolose di quel territorio. Mi ha risposto candidamente: “… con l’aiuto di Dio”!
Lorenzo Piva (popoli e Missione) in Se Vuoi n. 5 2008

21 noviembre

Bambina


stupore di bambina SIGNORE,
tu sei il mio amico
e questa sera te lo dico.
Ho svolazzato tutto il giorno
e sono stanca.
Ma prima di addormentarmi
voglio ugualmente
dirtelo.
GRAZIE
per questa giornata buona.
TI OFFRO
tutto ciò che ho fatto.
PERDONAMI
di aver fatto soffrire
la mia amica
e aiutami
a essere più gentile.
TU SEI IL MIO AMICO,
Signore,
e questa sera
te lo ripeto.
(Maria di 9 anni)

20 noviembre

Tu stai alla mia porta (Ap 3,20)


porta-aperta Ma se io, Signore,
tendo l’orecchio e imparo a discernere
i segni dei tempi,
distintamente odo i segnali
della tua rassicurante presenza
alla porta.
E quando ti apro e ti accolgo
come ospite gradito nella mia casa
il tempo che passiamo insieme
mi rinfranca.
Alla tua mensa divido con te
il pane della tenerezza e della forza,
il vino della letizia e del sacrificio,
la parola di sapienza e della promessa,
la preghiera del ringraziamento
e dell’abbandono nelle mani del Padre.

E ritorno alla fatica del vivere
con indistruttibile pace.
Il tempo che è passato con te
sia che mangiamo sia che beviamo
è sottratto alla morte.
Adesso,
anche se è lei a bussare,
io so che sarai tu a entrare;
il tempo della morte è finito.
Abbiamo tutto il tempo che vogliamo
per esplorare danzando
le iridescenti tracce
della Sapienza dei mondi.
E infiniti sguardi d’intesa
per assaporarne la Bellezza.
Cardinale Carlo Maria Martini

19 noviembre

Uno, cento, o… esagerazioni!


lupo[1] Quando lo scorso inverno stavo attraversando i Carpazi con il mio calesse sono stato assalito da novantanove lupi!
- Perché proprio novantanove?
- Io volevo dire cento, ma lei avrebbe detto che esagero sempre!

Voglio raccontarvi quello che mi è successo ieri a Vogorad: camminavo nel bosco quando improvvisamente un branco di cento lupi mi ha assalito!
- Veramente? Cento lupi?
- Forse no, forse erano cinquanta o venti, ma non le basta?
- Erano veramente venti?
- Non la capisco proprio! Perché insiste sui numeri? Basterebbe un unico lupo, non è già abbastanza terrificante?
- Sì, e ci fu veramente un lupo?
- Che vuole che le dica, cos'altro può essersi mosso dietro un cespuglio?
Danile Lifschitz, Il rabbi ci insegna… a ridere, Paoline

15 noviembre

Capolavori o buono a nulla? (Mt 24,14-30)

Alla scoperta dei talenti!

talent   Abbiamo dei talenti e questa è una bellissima notizia: chi più, chi meno, a ognuno è affidato capitale da far fruttare. Tutti, senza eccezioni, possediamo dei “talenti”:anche quelli che non se ne accorgono o che – peggio – passano il tempo a invidiare i talenti degli altri nascondendo i propri.
Il Signore ci chiede di prendere coscienza delle nostre qualità per metterle a servizio degli altri e del Regno. Esiste una malsana interpretazione dell’umiltà che è molto diffusa anche tra i discepoli di Gesù: quella di dire “non valgo a nulla”. Non è umiltà, è depressione! Immaginatevi la faccia di Dio che vuol fare di noi dei capolavori, che ci ha creato con misteriosa provvidenza e arte e che si sente dire: “faccio schifo!”.
Mettiamo a frutto i nostri talenti, individuiamoli e poi doniamoli ai fratelli. Nell’attesa del ritorno del Signore corriamo il rischio di stancarci, di tenere basso il profilo, di attendere senza operare. Come il servo idiota della parabola, spesso seppelliamo i nostri talenti o li mettiamo in contrapposizione gli uni con gli altri. Gesù non sopporta un atteggiamento rinunciatario e lamentoso ma ci invita a essere operosi e fecondi, non nella logica del mondo ma nella direzione del vangelo.
da Parola e preghiera,
Edizione San Paolo, novembre 2008

13 noviembre

“Non sono una politica, sono un’artista”

Arrivederci Mama Africa: Miriam Makeba

“Adoro cantare e sono sempre stata coerente con il mio modo di fare musica: Noi artisti dovremmo sempre ricordare di avere il massimo rispetto per il pubblico che viene ad ascoltarci e applaudi arci”.veva detto Miriam Makeba in una intervista a Famiglia Cristiana del 2004, in occasione di un suo concerto in Italia. (Famiglia Cristiana n. 46-2008)

E’ andata via cantando, così come sperava avvenisse. Per l’ultimo saluto ha scelto un’Africa particolare, quella italiana di Castel Volturno. Fino alla fine non ha rinunciato ad esserci, a far ascoltare la sua voce contro e a favore. Contro chi pensa di poter calpestare la dignità della gente, a favore di chi ha ancora voglia di camminare insieme per far sentire la voce di tutti.

Nel 1983 Miriam Makeba pensava di smettere di viaggiare. “Ho cinquant’anni – diceva -, ed è faticoso essere sempre in viaggio alla mia età – e poi con malcelata soddisfazione, aggiungeva – oramai sono nonna”. Niente poi si sarebbe rivelato più lontano da quella sua intenzione, visto che è sul palco dell’Africa italiana di Castel Volturno che Miriam ha concluso la sua vita. Ma certe cose invece non cambiano mai. Una di queste è la semplicità e l’umiltà che facevano parte del suo carattere. “Non mi vedo come un simbolo. Penso semplicemente di utilizzare il dono che ho. Non posso permettermi il lusso di cantare baby, baby, baby mentre ci sono dei problemi che ci minacciano in quanto popolo, anzitutto in Sudafrica e un po’ dappertutto nel mondo. Penso che l’artista ha le sue fonti nel popolo; non ci si può estraniare dal popolo dicendo: io sono un’artista”.

E davanti alle critiche di chi voleva per forza attribuirle il ruolo di chi attraverso la musica vuole a tutti i costi fare politica rispondeva: “Io non canto la politica, canto la verità. E la verità è che i nostri popoli hanno fatto di tutto, hanno cercato di dialogare, di manifestare. L’Onu ha approvato non so quante risoluzioni…ma poi parliamo ad un popolo (quello bianco) con le orecchie tappate. E’ molto difficile per il governo sudafricano dialogare con noi, dal momento che non ci prende per esseri umani”. Sono passati più di vent’anni da allora e non sembra essere cambiato molto. Se non che oggi l’America ha un presidente per metà afro, una notizia che anche in Miriam aveva riacceso la speranza. (da cambonifem, 11 novembre 2008)

Oggi costruisco il Regno di Dio (Lc 17,20-25)


Il regno di Dio oggi II Regno di Dio è in mezzo a noi, dice il Signore Gesù con sconcertante sicurezza, quindi se non ce ne accorgiamo il problema è nostro, non suo. E questo mi mette in crisi, sinceramente: allora il Regno non è una specie di favola che finisce bene, di situazione idilliaca, di armonia tra le persone e di pace, di giustizia e di serenità che non vedo intorno a me! Il Regno si sta costruendo, siamo noi a costruirlo, non è calato dall'alto, non è un dono che ci deresponsabilizza. Sta a noi costruirlo, a noi renderlo presente. Il Regno convive col tempo attuale, lo plasma, lo santifica, non vive una dimensione parallela, un mondo altro da quello in cui viviamo. Dio abita questo tempo e chiede a noi di trasformarlo con l'amore. Il Regno, ammonisce Gesù, ha ben poco a che vedere coi miracolo e con lo straordinario. Oggi, amico, puoi decidere se costruire il Regno o attenderlo, se aspettare che fiorisca nei tuoi gesti o idealizzarlo e proiettarlo in un improbabile e ipotetico futuro. Se sapremo vivere il vangelo in ufficio, facendo le faccende di casa con gioia e umiltà, se affronteremo la scuola con forza e decisione, il Regno — almeno un poco — si renderà presente. il Regno è in mezzo a noi, fidatevi.
da Parola e Preghiera, Edizioni San Paolo novembre 2008

12 noviembre

Paolo e la mia giovane età


paolo_giovane Quanti pensieri contraddittori affollano la mia testa quando pronuncio la parola giovane! È sinonimo di disoccupato e di geniale, fragile e testardo, scansafatiche e generoso, senza fede e molto devoto! Spesso mi trovo a cercare con ciascuno di loro le grandi domande e le grandi risposte! L'Anno Paolino è un'occasione preziosa: va ridato a tutti il vangelo di Paolo «non modellato sull'uomo» (Gal 1,11). È meno questione di pedagogia, dice il Papa, che di messaggio. Così deve averla pensata anche il grande comunicatone della fede: circa 1500 km a piedi in ognuno dei tre viaggi missionari, con molti giovani collaboratori: Luca, Marco, Tichico, Lucio e altri.
Nell'Antico Testamento il senso del termine giovane è spesso negativo: il giovane è uno da correggere, se gli si vuol bene davvero (cfr. Pro 23,13); non ha diritto di parola, come il giovane Geremia (Ger 1,6); appare succube della prova di fede del padre Abramo, come il giovane lsacco (Gn 22); è inconsapevole, come la ragazza sacrificata dal padre Jefte (dr. Gdc 11,34-40); è inesperto nel riconoscere la parola di Dio, come il giovane Samuele (1 Sam 3); è ribelle al padre Davide, come il giovane Assalonne (2Sam 18,32). Anche nel Nuovo Testamento, la parola giovane entra in scena negativamente, nel racconto della lapidazione di Stefano. I testimoni depongono i loro mantelli ai piedi di «un giovane, chiamato Saulo», custode delle loro vesti (dr. At 7,57-58). Saulo è complice di un omicidio. Ai Galati ricorderà il suo feroce passato: perseguitava la Chiesa oltre la misura! (dr. Gal 1,13). Era il giovane che vive sempre sopra le righe perseguitando gli avversari. Così rimarrà anche dopo l'incontro con Gesù, avvenuto intorno ai 25-26 anni. Un estremista, innamorato di Cristo! Ricorderà teneramente l’iniziativa di Dio: «Colui che mi scelse fin dal seno di mia madre» (Gal 1,15). Non possiamo non rifarci a san Paolo, che rilancia il carisma del giovane Timoteo con queste parole: «Nessuno disprezzi la tua giovane età, ma sii esempio ai fedeli nelle parole, nel comportamento, nella carità, nella fede, nella purezza» (1Tm 4,12). Una giovinezza ideale e reale, che nasce dall'alto, dal Signore crocifisso e risorto, come riassunse don Primo Mazzolari nel dopoguerra: «Non a destra, non a sinistra, non al centro, ma in alto» (editoriale di Adesso del 15 febbraio 1949). E aggiungeva, riferendosi a san Paolo: «Come ieri per la salvezza non contava il circonciso né l'incirconciso, così oggi non conta l'uomo di destra né l'uomo di sinistra, ma solo la nuova creatura (cfr. Gal 6,15): la quale lentamente e faticosamente sale una strada segnata dalle impronte di Colui che, arrivato in alto, si è lasciato inchiodare sulla croce a braccia spalancate per dar la mano forata a tutti gli uomini e costruire il vero arco della Pace».
Pietro Maria Fragnelli, Vescovo di Castellaneta (TA), da Paulus, n.5 novembre 2008

10 noviembre

Perdonare. Una debolezza umana? (Lc 17,1-6)


il dono del perdono Sì, ci vuole fede per perdonare sette volte, cioè sempre. Pensateci bene: viene da voi un amico e vi chiede scusa perché vi ha sparlato dietro; fate i signori, lo perdonate, che diamine siamo pur sempre dei cristiani! Dopo due ore torna e vi chiede di nuovo scusa perché, nel frattempo, vi ha di nuovo lavato i panni in piazza... non vi sentite presi in giro? Eppure Gesù ci sfida, ci chiede di osare, di avere fede nella capacità del perdono di cambiare definitivamente le persone. E ce ne vuole di fede, specialmente in questi tempi di cani rabbiosi in cui tutti guardiamo tutti con diffidenza. I cristiani sono chiamati a diventare anzitutto dei testimoni credibili di perdono, capaci di amare e di donarsi e di guardare con comprensione e misericordia chi sbaglia come noi, perché noi per primi perdonati. il perdono non è una debolezza, come molti pensano, né un'ingiustizia: spesso diviene una necessità per continuare a sperare, per riuscire a vivere. In questi tempi di diffidenza, di violenza verbale gratuita, di aggressività continua, i discepoli del misericordioso possono diventare testimoni di riconciliazione, anche a costo di apparire deboli. Perdoniamo, oggi, superiamo i dissidi di sempre, questa è la logica capace di scardinare il mondo.
da Parola e preghiera, Edizioni San Paolo, novembre 2008

09 noviembre

Chiamati a essere pienamente noi stessi

Signore, tu, più grande del tempio,
sei in mezzo a noi nel mistero della tua Pasqua.
Fa che noi ti adoriamo,
ti riconosciamo Signore,
mettiamo davanti a te
le nostre paure, piccolezze, rigidità;
fa’ che ci lasciamo illuminare
dalla vastità della tua mente,
dall’ampiezza del tuo cuore,
perché conosciamo l’uomo,
quell’uomo che siamo noi,
chiamati a essere come te,
e poi conosciamo ogni uomo
nostro fratello e sorella,
per poterlo promuovere autenticamente
così come hai fatto tu.
Donaci, Signore, di trovare nella nostra vita
quella via che ci permetta di rispondere
a questa rivelazione di Dio
che nella Pasqua ci è data
e che nella vita di Gesù ci è sminuzzata
giorno per giorno,
affinché possiamo viverla a fondo
ed essere pienamente noi stessi,
così come tu, o Padre, dall’eternità hai voluto
e persegui con amore instancabile,
affinché noi siamo noi stessi in Cristo Gesù,
con te, o Padre,
nella grazia e nella forza dello Spirito Santo,
fino alla fine dei tempi.
Card. Carlo Maria Martini

08 noviembre

Non lasciamoli soli: una guerra dimenticata


“Nonostante il silenzio piombato sulla vicenda congolese, in Congo si spara e si muore ancora, e soprattutto i bambini non possono andare a scuola, non hanno un posto per dormire e neanche di che sfamarsi”.
Il silenzio sulla guerra da parte dei media è assordante e colpevole, nasconde e giustifica le scelte miopi politiche ed economiche dell’Occidente ai danni di una popolazione che vive su una terra tra le più ricche di risorse minerarie del mondo.

   

Per saperne di più visita il sito: www.volint.it 
>>> scarica il power point

06 noviembre

La promozione femminile passa dalle donne


La VI Conferenza della regione Asia-pacifico dell’Unione mondiale delle Organizzazioni femminili cattoliche, appena conclusasi a Seul, ha emanato un documento in cui le donne si impegnano per la parte femminile della società.

Saranno le donne ad occuparsi delle donne. Perché il rispetto della dignità femminile e la promozione della partecipazione alla vita sociale nasce anche, e forse soprattutto, dallo stesso impegno che le donne decidono di spendere su se stesse. E’ inutile continuare a delegare alla politica, bisogna essere rendersi attive. Con questa idea si è conclusa nei giorni scorsi a Seul, la VI Conferenza della regione Asia-Pacifico dell’Unione mondiale delle Organizzazioni femminili cattoliche (Wucwo).

Le 200 delegate provenienti da Hong Kong, India, Indonesia, Giappone, Sud Corea, Taiwan, Nuova Zelanda, Usa, Australia, Inghilterra e Isole Fiji, hanno discusso per 4 giorni, scambiandosi le esperienza dei propri Paesi, fino ad arrivare alla conclusione che la società per la sua crescita e vitalità ha necessità che il rispetto della donna divenga parte di ogni settore. Per questo motivo hanno deciso di farsi promotrici della predisposizione di programmi contro la povertà femminile e di un aiuto continuo alle donne dell’area geografica dell’Asia-Pacifico affinché riescano a contribuire in modo attivo ai negoziati di pace e alle commissioni di riconciliazione promosse da Chiesa e società civile. Ma non solo, l’impegno avrà un largo raggio che abbraccerà la difesa della famiglia e i diritti degli immigrati, le pari opportunità e la lotta all’emarginazione.

E la solidarietà tra i movimenti di donne cattoliche è già iniziata a Seul, nel momento in cui le coreane hanno deciso di donare la loro parte dei fondi del “Progetto Donna 2009 Wucwo” a favore delle donne delle Isole Fiji, India e Indonesia, affinché in queste aree inizino progetti di sviluppo e istruzione dedicate alle donne delle aree rurali.
Foto di Fabia Lecce
>>> da Combonfem, 6 novembre 2008

05 noviembre

“Non temere nulla” dice Dio.


Signore perché mi hai detto di amare
tutti gli uomini miei fratelli?
Signore, mi fanno male.
Sono ingombranti, sono invadenti.
Hanno troppa fame, mi divorano.
Non posso più fare nulla.
Quanto più entrano,
tanto più spingono la porta
e tanto più la mia porta si apre...
Ah! Signore,
la mia porta è spalancata!
Non ne posso più!
E' troppo per me!
E la mia situazione?
E la mia famiglia?
E la mia tranquillità?
E la mia libertà?
E io?
Ah, Signore, ho perso tutto,
non sono più io.
Non c’è più posto per me in casa mia.
“Non temere nulla”, dice Dio.
“Hai guadagnato tutto.
Perché mentre gli uomini
entravano in casa tua
io, tuo Padre,
Io, tuo Dio, sono scivolato tra loro”.
Michel Quoist

04 noviembre

Dialogo della Chiesa


chiesa “L’abside dice:
Io sono il confine della tenebra.
E la Facciata dice:
Io sono la muraglia del cielo.
E la Navata maggiore dice:
Io sono la Via Lattea del Signore.
E le colonne dicono:
Noi siamo la selva Immobile.
E il Tabernacolo dice:
Io sono l’arca del Silenzio.
E un Capitello dice:
Io sono un nido di angeli.
E il Tetto dice:
Io sono il limite dello spazio.
E il Chiostro dice:
Io sono l’anello della sposa.
E la Sacrestia dice:
Io sono il vestibolo delle nozze.
E un Arco romanico dice:
Io sono la rotondità della terra.
E un Arco gotico dice:
Io sono la verticalità del Verbo.

E l’ombra di frate Nessuno dice:
Archi, capitelli, colonne,
voi non siete che forme dello Spirito, la sintesi.
Egli si è fatto in noi di carne,
noi ci siamo fatti in voi, di pietra,
per essere tutti insieme l’Unità.
E come ogni mattone ha bevuto una goccia del suo sangue,
così ognuno canti ora la nota della sua smisurata libertà.
Poiché voi siete, tutti insieme, l’Armonia.
E quando, forse, gli uomini non parleranno più di Lui:
Continuate a parlare voi, o pietre”.
Davide Maria Turoldo

03 noviembre

... quella meravigliosa straordinarietà: donare senza misure


Foto0022Il cuore dell’uomo sembra stanco e sfiduciato, ancora tanto appesantito da calunnie e gelosie, da arrivismi e cattiverie, da risentimenti e grettezza interiore. E poi, ogni tanto, traspare nei nostri comportamenti quel malefico atteggiamento, sottile e nascosto, vendicativo e rivendicativo, che invita ad aspettare, con egoistico compiacimento, l’altro che… ha da chiedermi scusa, da chiarire, da farsi perdonare.
Ma la persona è straordinaria solo nella comprensione, nella misericordia, nell’accoglienza e non nella vendetta, nell’odio, nel rifiuto.
E’ straordinario dimenticare, per primo, l’offesa ricevuta, donare senza calcoli ed interesse, stringere la mano al nemico che fa soffrire, volere il bene di tutti e per tutti, andare verso chi ci disprezza.
Ma questo non è sufficiente per essere perfetti! Come per il Padre celeste, nella nostra logica, deve scomparire anche il concetto di nemico, di guerra e di violenza.
Per essere santi necessita quella meravigliosa straordinarietà che annulla ogni giorno dalle mani le forme di difesa, dalle mani le forme di difesa, dalle parole l’aggressività, dal cuore le disarmonie ed il disagio.
La straordinarietà della storia, infatti, dipende dalla volontà di avvolgere con calore umano il quotidiano, nella piccolezza e semplicità dei gesti.
La nostra vocazione battesimale è straordinaria, perché impastata di amore nella sua sorgente divina, manifestazione di bontà nel vissuto presente e pienezza di bene nella gloria futura. Se amate solo quelli che vi amano, cosa fate di straordinario?
I tuoi desideri di pace, la forza del tuo impegno di giustizia, la fatica del costruire incontro, l’importanza del dialogo rendano straordinaria la tua vita.
Enzo Pelvi, ... in ascolto del cuore, Paoline